Il risultato nei restauri diretti posteriori: fusione di estetica e funzione, massimizzazione di efficienza ed economia

16.06.2018, 14:30 - 15:05

In uno studio dentistico ben avviato, l’odontoiatra deve svolgere la sua attività il più efficientemente possibile ed entro tempi prestabiliti. Allo stesso tempo, deve fornire prestazioni odontoiatriche di elevata qualità. Nel caso di restauri diretti in composito nei settori posteriori, si distingue fra la qualità nascosta e la qualità percepita del risultato finale. La preparazione cavitaria ed il protocollo adesivo contribuiscono a migliorare la qualità nascosta. Le riduzioni del tempo dedicato a queste fasi di procedura clinica si tramuteranno automaticamente in risultati di più breve durata. La qualità percepita è determinata dall’aspetto finale del restauro: idonee proprietà ottiche e morfologia occlusale, ottimale lucidatura superficiale, forti punti di contatto prossimali ed un corretto profilo di emergenza dei restauri di Classe II. Seguendo un protocollo semplificato ed efficiente, l’odontoiatra può soddisfare questi requisiti in un minore lasso di tempo. Innanzitutto, una corretta tecnica di stratificazione basata su un approccio isto-anatomico assicurerà un buon adattamento del composito alle pareti ed ai margini della cavità. Consentirà all’odontoiatra di imitare fedelmente le proprietà ottiche del dente naturale. Quindi, una successiva efficiente costruzione delle cuspidi creerà una morfologia occlusale in grado di ripristinare la funzione e l’estetica. Infine, un protocollo semplificato di rifinitura e lucidatura conferirà al restauro un’ottimale tessitura superficiale. In questa relazione, saranno discussi in dettaglio questi differenti aspetti della procedura restaurativa.